lunedì 18 febbraio 2008

Voglia di Francia



Sabato mattina, finalmente, dopo la voglia che mi aveva scatenato la lettura di un post del Cavoletto, ero davanti ad una costosissimo banco della frutta a Campo dei fiori per soddisfarre il mio desiderio di Francia. Alla modica cifra di 18 euro al kilo ho acquistato due costoline di Rabarbaro. Prima del mio soggiorno in Francia non avevo un'idea precisa dell'utilizzo del Rabarbaro. La mia conoscenza si fermava a delle caramelline che trovavo a casa dei miei nonni. Insomma cose di altri tempi!! Poi, in una di quelle mattine di bighellonaggio nella Ville, entro in una boulangerie e assaggio una tarte buonissima; l'amarognolo del rabarbaro insieme al profumo del burro salato è stata una piccola scoperta e quel sapore ho provato a ricrearlo a casa mia.

Questa è la mia versione!

Ingredienti per 5 tortine:

Per la pasta sablé
60g di burro salato
40g di farina
un quarto di cucchiaio di lievito per dolci
2 cucchiai da cucina di zucchero
1 tuorlo d'uovo

Per il ripieno
2 costole di rabarbaro
10 cl di crème fraiche (in alternativa si può usare della ricotta di mucca resa cremosa da della crema di latte)
1 tuorlo d'uovo
1 cucchiaio di farina (meglio di riso)
cannella q.b.
aroma di vaniglia

Mescolate la farina con il lievito e lo zucchero. Aggiungete un tuolo d'uovo, mescolate velocemente per poi strofinare tra le mani la pasta per ridurla in briciole. Aggiungete il burro fuso per formare sempre impastando velocemente un panetto. Lasciate riposare.
Lavate, private della pelle e dei filetti il rabarbaro. Tagliatelo a tocchetti e lasciatelo marinare in un cucchiaio di zucchero per una mezzora.
Formate una crema mescolando crème fraiche, il tuorlo d' uovo, un ultimo cucchiaio di zucchero, aroma di vaniglia, cannella (a seconda del vostro gusto) e infine i tocchetti di rabarbaro.
Stendete con la punta delle dita la pasta in piccole formine e riempite le tortine con la crema di rabarbaro.
In un forno già caldo infornatele per una mezz'ora circa a 200°.
Servitele tiepide.

mercoledì 13 febbraio 2008

Cous cous!


Sto per mandare un post in una bottiglia che dovrà attraversare l'oceano e approdare sulle coste del " nuovo" mondo.

La richiesta di un amico è il pretesto per pubblicare la mia prima ricetta. Intendo mia mia. Insomma proverò a raccontare come cucino il cous cous di verdure. Sono quasi certa che lo abbia sempre e solo fatto in versione vegetariana e quindi per un'eventuale versione di pesce rimando al mio blog di fiducia (del quale sono una grande estimatrice!!!).

Una piccola avvertenza! Il primo grande limite di questo post saranno le dosi. Si! lo confesso abuserò dell'espressione, per molti irritante, del "quanto basta", ma sono sicura che, per chi la cucina rappresenta un momento di creatività e di sperimentazione, l'approssimazione al proprio gusto rende tutto più divertente!

Munirsi di semola precotta e tante verdure:
carote, patate (preferibilemente a pasta gialla, perche meno farinose), rape bianche, zucchine, zucca, cipolle (meglio rosse se possibile), ceci, sedano e peperoni.

Le verdure vanno tagliate a pezzettoni della stessa misura ma, avendo un tempo di cottura diverso, vanno immerse nel brodo in successione.
Quindi in una pentola (meglio se una couscoussiera) fate rosolare, uno spicchio di aglio, una cipolla tagliata a spicchi belli grandi, del sedano e della passata di pomodoro. Dopo di che buttate nella pentola patate e carote, lasciandole insaporire mentre si gira con attenzione. Allungare il sugo con abbondante acqua. Dopo circa 15 minuti di cottura possiamo aggiungere il resto delle verdure. Poi le spezie, il momento più divertente!
Si può usare sia un curry, ovvere una miscela già pronta di diverse spezie, (ce ne sono alcuni miscelati proprio per il couscous) oppure provare a mixare, nella quantità che preferiamo, cumino, curcuma, fieno greco, bacche di cardamomo (i semi interni di due o tre bacche), noce moscata, zenzero e peperoncino.

Per quanto riguarda la semola, se non si utilizza una couscoussiera, io conto che un bicchiere di semola corrisponde a due dosi e deve essere preparato con una uguale quantità di acqua o brodo. Se si prepara la semola come un tabulè di solito uso della semplice acqua ma visto che abbiamo dell'ottimo brodo insaporito dalle verdure direi di prelevare la quantita necessaria per far gonfiare la semola.
NB. Per sgranare al meglio il cous cous lasciare che la semola sia coperta omogeneamente dal brodo e che lo assorba tutto senza girare.Irrorate con dell'olio e spezzate con le mani delle foglioline di menta. Infine con una forchetta sgranate la semola con pazienza.
Appena le verdure sono tutte cotte, disponete in ogno piatto della semola asciutta e versate sopra a ciascuna porzione il brodo e le verdure stando attenti a non esagerare creando una pappina.
Et voilà!!

lunedì 11 febbraio 2008

Un segno del destino


Io devo ammettere, "sottovoce", che credo alle co
incidenze.
Vi è mai capitato di ritrovarvi a vagare, dimenticando, per una frazione di tempo impercettibile, la vostra destinazione, il fine, lo scopo e di trovarvi davanti la persona a cui stavate pensando? Lei/lui non doveva essere lì, magari l'avevate incrociato questa mattina in una strada affollata, oppure vi ha colpito il suo cappello o la sua barba. Invece, come se il logico e fisico scorrere del tempo si interrrompesse, la vostra mente, lo materializza davanti a voi, apparentemente senza motivo. Una coincidenza? O forse una voglia impercettibile e intensa!
Ora, ad esempio, pensavo a come riscaldare una"febbricitante" giornata di lavoro con un' esperienza culinaria ristoratrice; sbricio nel mio frigorifero e un secondo dopo accendo il mio pc... cerco e trovo la ricetta del destino. In una calda zuppa ci sono tutti gli ingredienti sui quali fantasticavo guardando le mie provviste, tutti perfettamente allineati sotto la parola ingredienti!! Coincidenza o voglia intesa?

Ingredienti
1 cavolfiore grande (1,3 kg)
2 pannocchie fresche di mais
1 litro brodo di pollo
4 foglie alloro
2 rametti timo
20g burro
150g funghi chiodini o cantarelli, freschi
1 cucchiaio olio di oliva
2 spicchi aglio
1 cipolla piccola tritata
1 scalogno

Tagliare il cavolfiore a cimette e lavarlo. Pulire e spazzolare i chiodini, se possibile evitare di lavarli. Sgranare le pannocchie e dividere i chicchi in due parti. Sbucciare e tagliare la cipolla a fette sottili, farla imbiondire in una casseruola con il burro per 5 minuti. Unire il cavolfiore e una parte di chicchi di mais, mescolare, quindi aggiungere il brodo di pollo con l’alloro e il timo. Portare a ebollizione e lasciare cuocere per circa 25 minuti. Nel frattempo sbucciare e tritare finemente lo scalogno e i due spicchi d’aglio. In una padella soffriggere a fuoco dolcissimo il trito di aglio e scalogno nell’olio di oliva per 5 minuti. Aggiungere l’altra parte di mais e farlo tostare per 5 minuti circa fino a quando diventa dorato e caramelloso. Aggiungere i chiodini e farli cuocere a fuoco medio per 5 minuti, aggiungendo qualche cucchiaio di brodo se necessario. Spegnere la fiamma e mettere da parte. Quando il cavolfiore è tenero, rimuovere le foglie di alloro e i rametti di timo e con un frullatore a immersione ridurre la zuppa in crema. Trasferire la crema in una zuppiera, unire i funghi e il mais dorato e servire con crostini di pane tostati in padella nel burro.

mercoledì 6 febbraio 2008

Minimal rice


Vagabondando per il web alla ricerca di qualche idea originale economica alternativa (ma non troppo) da destinare ai miei suoceri, cognato, consorte e nipotina... sono incappata in questo risottino. Molto interessanti gli accostamenti che ho trovato, nella loro delicatezza, un invito ad assaporare lentamente e godere anche del colore candito di una portata elegantemente gustosa.
Io quindi mi avvio a prepararlo!

Ingredienti
x 4 persone:
230g di riso Vialone Nano
2 cipolle bianche grandi
4 mele renette
salvia fresca
bacche di ginepro
40g di burro
1/2 bicchiere di Malvasia
parmigiano
sale
pepe

Lasciate imbiondire nel burro fuso le cipolle affettate grossolanamente insieme con alcune foglioline di salvia fresca spezzettate con le mani ed una manciata di bacche di ginepro. Tostatevi il riso e sfumate con il mezzo bicchiere di Malvasia. Versate un mestolo di acqua bollente preparata precedentemente continuando per circa 10 minuti avendo cura di rabboccare solo quando tutta l'acqua sia stata assorbita. Aggiungete le mele lavate, asciugate e tagliate a tocchetti grossolani con tutta la buccia. Mescolate e aggiustate di sale e di pepe. Portate a cottura, spegnete il fuoco e mantecate con una gentile spruzzata di parmigiano. Lasciate riposare coprendo la pentola col coperchio per 5 minuti buoni. Impiattate in piccole scodelle, guarnendo con qualche bacca di ginepro, il pepe, la salvia e la mela affettata sottile.

mercoledì 26 dicembre 2007

Un regalo di non-Natale!!


Non impazzisco per il Natale, dire che non sia la mia festa preferita è un eufemismo. Gli effetti collaterali alle canzoni sdolcinate, agli auguri di pace e bene e allo sbaciucchiamento generale, di solito sono un cinismo in rapida ascesa e addiruttura l'odio per la cucina e il cucinare!!!!
Allora invece di elencarvi il menù di quest'anno vi regalo un racconto che mi è stato regalato da un mio talentuoso amico.
Queste parole mi restituiscono un po' dell'aria pungente di una città che amo; il vagare impegnato e concentrato in una solitudine di cui a volte si ha una gran voglia!

Lettera da Paris

Dunque, il pollo ce lo mettono dappertutto… anche il kebab, che qui si chiama sandwich greco, lo puoi chiedere col pollo… e dentro gli mettono le patatine fritte, mica l’insalata come da noi, ti chiedono solo che salsa vuoi… se chiedi piccante ti mettono l’arissa… che non amo… sennò scegli tra ketchup e maionese…

C’è un arabo vicino Barbes che fa il pane e fa dei panini buonissimi… ci puoi mettere uovo e patatine, che alla fine è una specie di omelette…

Victor non ama le ostriche perché dice che sono vive, però mangia la lingua e les escargot… ah io adoro les escargot, ma la lingua sa di lingua, mi è sembrato di limonare con un vitello… comunque Victor non sopporta nemmeno il sushi… in effetti dice che lumache e lingua sono cucinate… è l’essere vivente crudo che lo disturba…

Per cucinare a casa non abbiamo il gas ma queste dannate piastre incandescenti… non le sopporto perché non le so regolare… esistono molti cibi veloci che basta riscaldare se sei solo e non hai voglia di cucinare… io a volte li prendo e li riscaldo lassù, ma in teoria ci vorrebbe il microonde…

Ieri Victor ha cucinato riso con curry, ovviamente ci ha messo dentro il pollo, loro ce lo mettono dappertutto, come dicevo…

Io cucino soprattutto italiano ma qui la carne e il pollo sono quasi sempre buoni, almeno dove la compra Victor, che non so dove.. e anche le patatine… non mangio fuori da secoli ma non ho mai mangiato fuori senza cercare les escargot…

I vini sono abbastanza buoni e non costano tanto, i vini francesi soprattutto… qui li prendi a meno, ovviamente, intendo i vini francesi… sia i rossi che i bianchi, già a due euro trovi cose accettabili, almeno per noi che siamo bevitori distratti, che ci basta un vino decente, non orribile… ma poi salendo di cifra si migliora ancora… solo che non so ancora quali sono le cose eccezionali…

Quella che mi stupisce è l’acqua, è sempre buona, di diverso sapore e con vari tipi di bollicine, io la cambio sempre, non ho ancora capito quale mi piace…

La pizza me l’aspettavo peggio, ma non mi fa impazzire… poi trovo solo la pizza al taglio, tagliata a lunetta, è un'altra cosa… è strano perché anche qui la fanno gli egiziani, come da noi… forse si sono adeguati al gusto dei francesi e gliela fanno meno buona apposta…

Anche il caffè è un’altra cosa, ma non mi disturba, anzi adesso mi piace, prendo sempre il caffè francese, stai seduto un po’ di più… è come prendere il the, ma il sapore è abbastanza buono, c’è un bar qui di fronte che lo fa molto buono…

Le sigarette e tutto ciò che concerne il fumo costa troppo, spendi almeno cinque euro per un pacco di light, e un accendino piccolo costa quasi due…

I formaggi sono molto forti ma ce n’è di buonissimi… e un'altra cosa che mi stupisce sono i dolci, non tanto i dolci arabi che sono buoni ma più di uno ti stanca… parlo degli yogurt e delle creme, per i quali ho un debole infantile… esistono a tutti i sapori, ma mica doppi come facciamo noi… oggi ho preso una crema al gusto di biscotto che era veramente buona… ho speso meno di un euro per quattro barattoli…

Adesso mi appresto a cucinare, mi farò delle salsicce di vitello, ne ho trovate di ottime, le sfumerò al vino rosso, come facevamo noi, quando vivevo con te… e credo che taglierò dei funghi per contorno, e un po’ di pomodori, i pomodori, mi stupiscono… questi di Belleville sono più buoni che a volte da noi, a Roma… poi berrò due bicchieri di un rosso di Bordeaux… Ho trovato un posto, chez Nicolas dove trovo vini particolarmente buoni, e Nicolas che li conosce me li suggerisce, quindi quando voglio diventare un bevitore più attento, c’è Nicolas per me, ma è un po’ caro… comunque ieri abbiamo preso un Syrah del Marocco, che come sapore mi ricordava molto i Syrah di Sicilia…

Insomma quello di cui voglio parlarti, amore mio, è del fatto che mi sveglio da solo… mi sveglio da solo e mi arrangio… questo è quello che è cambiato… e questo è quello che è l’occidente… a Roma come a Paris…

Di ... Fabrizio Pizzuto.

giovedì 20 settembre 2007

Tortino ai fichi


Nelle mie peregrinazioni web tra food blogger più esperti di me, in cerca di ispirazione ho letto questa ricetta che vorrei proprio provare!

per 6 tortini o una torta grande:

pasta brisée come qua
160g di caprino
1 uovo
1 cucchiaio di senape (con grani)
1 cipolla rossa
2 fichi
erba cipollina
1 noce di burro
sale e pepe
qualche filetto di mandorla o pinoli
Preparate la pasta brisée come qua e mettetela in frigo per mezz'ora. Stendetela poi in piccole tortiere monoporzione (o in una grande) e fatela dorare in forno caldo a 180° per 10 minuti. Nel frattempo amalgamate bene il caprino, il cucchiaio di senape, l'uovo e una punta di sale. Fate stufare lentamente in una noce di burro la cipolla rossa tagliata fine e mezzo bicchiere d'acqua, coprite fino a che la cipolla diventa lucida e trasparente. Tagliate i fichi a fettine sottili. Estraete dal forno le tortine, disponeteci un cucchiaio di crema di caprino, sistemate le cipolle e i fichi. Rimettete in forno per altri 10 minuti circa. Appena prima della fine cottura, colorate le tortine con qualche stelo di erba cipollina, le mandorle e un filo d'olio. Rimettete ancora 2 minuti in forno e servite calde con insalata verde.

lunedì 10 settembre 2007

La pâte brisé della Memè

Qui comincià la serie: Raccontami una ricetta
Non so voi ma le ricette che preferisco sono quelle donatemi o raccolte in occasioni speciali.
Ci sono piatti e sapori che mi ricordano momenti, fasi della mia vita, che associo a soprese, viaggi, scoperte e conoscenze; e molto spesso, chiudendo gli occhi, ad un sapore associo un volto!
Così, pubblicando questa serie di ricette, tanto generosamente affidatemi, sarà come raccontare un po' delle cuoche e cuochi incontrati.

E allora... la Pasta brisé della Memè! La Nonna non è la mia ma della mia ex coinquilina Chantal, con la quale ho diviso un accogliente e charmant monolocale in 209, Bd. Saint Germain a Paris!
In quei mesi trascorsi nello "stato di grazia"di studentessa erasmus ho fatto la conoscenza della quiche, soluzione pret à manger, alla fame che solo il girovagare a naso in sù in una città come Paris ti provoca. Ad un primo approccio con la versione congelata dell'incontournable quiche lorraine, è seguita la fase "me la faccio da sola" ed è là che è intervenuta la Memè.






 














Direttamente dall'Alsazia ecco la sua versione della pasta brisée, requisito fondamentale per poter dar vita a tutte le quiche che vi passano per la testa!

Ingredienti:
200g di farina 00
100g di burro (meglio se burro salato, meglio se francese...)
1 pizzico di sale (ovviamente se la base vi servirà per dolci evitate)
1 cucchiaio di zucchero ( ovviamente solo per la versione dolce)

Tagliate il burro a tocchetti e lavoratelo con la farina, con la punta delle dita. Aggiungete all'occorrenza sale o zucchero e un po' di acqua leggermente tiepida, quella che basta per creare un pasta liscia.
La pasta brisée non va lavorata troppo altrimenti il burro si riscalda e l'impasto non tiene bene.
NB. in questa ricetta la Memè non mette l'uovo e il risultato è una pasta più friabile, se invece avete difficoltà con l'impasto o volete una base un po più resistente per un ripeno abbondante potete aggiungere un uovo.
Infine, creato un panetto, ora bisognerà avvolgerlo ad un pellicola e farlo riposare per un' oretta in frigo.
Per la cottura io consiglio di cuocere in bianco la pasta in uno stampo imburrato per un 10 min.a 180° e poi terminare la cottura con il ripieno per altri 15 min circa.