martedì 7 febbraio 2012

Le ragioni del mio silenzio




Potrei stare qui a snocciolarvi una lista di buone ragioni per cui e' un po che non posto niente di nuovo, del tipo: " sono molto occupata" " questa vita frenetica non lascia spazio al piacere" " le foto dei piatti che cucino non mi soddisfano, quindi niente post!" " arrivo tardi a casa, cucino sempre di sera e sono sempre troppo stanca per scrivere il mio post"ect.
Che tra l'altro sono tutte verissime!
Ma la ragione n.1 e' che stavo aspettando che venisse alla luce la mia nuova cucina, nella mia nuova casa, nel nuovo quartiere in cui mi sono trasferita da poco!

Insomma, presto mandero' a regime la mia nuova meraviglia, per ora chiedo venia e tanta pazienza!
Intanto per inaugurare idealmente la mia nuova vita culinaria vi lascio un assaggio dell'atmosfera e della luce della mia nuova cucina all'ora del breakfast!













mercoledì 28 dicembre 2011

Happy Things!!!


sabato 3 dicembre 2011

gnocco fritto politically correct





Qualcuno ha detto gnocco fritto?

 Ah si gia' ero io... ma avrei potuto dire crescentine se fossi stata bolognese o pinzino venendo da Ferrara o torta fritta passando per Parma o ancora pizza fritta passando per Roma e arrivando a Napoli.
 Per non parlare poi delle parentele con il panzerotto campano/pugliese.

Tenendo da parte le parentele che trovo per altro rappresentative del nostro complesso Paese, la tentazione di prepararli e' stata troppo forte. Adore le fritture ben fatte, sono  il mio gilty pleasure e quindi ogni tanto a dispetto degli agguerriti salutisti mi abbandono al piacere.

Tuttavia sono scesa a qualche o, forse considerevole, compromesso con la ricetta originale. Infatti,
comparando una serie di net-fonti, tutte erano piu' meno concordi sull'uso dello strutto.

Ora non voglio assolutamente mettere in dubbio validita' dell'ingrediente e il genuino sapore che dona al cibo ma devo ammettere che non ho mai avuto modo di usarlo.

A casa mia, da brava "terroncella" la parola strutto era praticamente bandita in cucina e a malapena il burro trovava posto nel nostro frigo.

Ora sono orgogliosa di annunciarvi che l'emancipazione familiare ha determinato una maggiore conoscenza del burro e un certo rispetto per questo ingrediente ma quando mi approccio ad una confezione di lardo, per altro facile da trovare in terra angla...beh ancora ho qualche remora.

Ma mai dire mai in cucina ...e poi in effetti che Gatta sarei??!!!

Cmq vi presento orgogliosa la versione light...ahahah! si fa per dire!... di questa specialita' regionale che, per evitare che appaia troppo salutare, ho associato con delle profumatissime fette di coppa lombarda ma che sarebbe stata perfetta accompagnata da salumi misti e quella deliziosa certosa che mi sono fatta fuori in 24 ore nette!

Ingredienti
per 4 o piu' persone

450 g di farina 00
7 g di lievito di birra liofilizzato = a 23 g di lievito di birra fresco.
2 cucchiai di olio d'oliva
olio di semi per friggere
2 cucchiaini di zucchero
una manciata di sale


Porre la farina in una insalatiera possibilmente di platica, aggiungere il lievito liofilizzato che non necessita di essere disciolto in acqua. Poi aggiungere due cucchiaini di zucchero e un cucchiaio di olio di oliva.

Comnciare ad impastare il tutto aggiungendo dell'acqua appena tiepida nella quantita' necessaria per formare una pasta mordida ed elastica.

Lasciare lievitare la pasta per almeno un paio di ore.
Quando l'impasto sara' almeno raddoppiato di volume creare dei panetti e praticare un'incisione a forma di X su ognuno  e lasciarli lievitare per un'altra mezzora.

Infine stendete la pasta creando una sfoglia di un paio di centimetri di spessore. Poi con un coltello affilato o un taglia pasta tagliare la sfoglia in rombi.

Immergeteli nell'olio bollente, fateli friggere su entrambe i lati e irrorate, con l'aiuto di un cucchiaio, il lato che gonfiandosi non sara' immerso nell' olio, per mantenere uniforme la temperatura di frittura.

Quando saranno dorati su entrambe i lati poneteli ad asciugare su un foglio di carta assorbente.
Serviteli caldi... che sono divini!

  











































venerdì 2 dicembre 2011

Divagazioni geo-golose


 La mia esperienza della vita al nord Italia si limitava ad una gita scolastica a Milano e Verbania da far risalire alla notte dei tempi e che mi aveva lasciato il vago ricordo di una città futirista/istica e di una pace dai colori tenui sulle sponde di un grande lago.

Quindi la mia gita nella pianura Padana, precisamente a Pavia, in quella che sembrerebbe essere la provincia più estesa d'Italia, è stata un'assoluta sorpresa.

Non posso dire che qualche stereotipo non sia stato confermato, del tipo:" Nebbia fittissima in Val Padana !!" Roba che per un paio di ore mi ha fatto essere decisamente soddisfatta del clima londinese!

A parte le mie preoccupazioni metereologiche, il paesaggio ai miei occhi è apparso decisamente inusuale e surreale cosa che ha aggiunto fascino al  fine settimana "fuori isola".

Ma a completare la lista degli ingredienti del weekend devo citare un paio di persone, posti e cosine mangereccie. 
Prima di tutto ho fatto una bella scorpaccita di affetto, rivedendo, dopo tempo, degli amici speciali, poi ho saziato i miei occhi con i prodigi artistico-architettonici della Certosa di Pavia e infine ...ma solo per creare un po' suspance! OMG!!! Quante cose buone ho assagiato!

Tappa del mio tour turistico gastronomico, assolutamente da consigliare: le Cascine Orsine, posto di una quiete e genuinità di cui sentivo un bisogno fisico, fornito di shop interno con vendita di prodotti dell'agricultura e dell'allevamento biodinamico. 
Non sto qui a spiegarvi questa questione del biodinamismo perchè il loro sito riesce meglio nell'intento ma posso assicurarvi che, dopo aver assaggiato le mozzarelle, la crescenza ed un tomino delicatissimo, simile ad una robiola  ho promosso a pieni voti il loro metodo...qualunque esso sia!!!



Poi, visto che c'ero ho portato a casa un pacco di farro decorticato e avrei comprato anche il loro riso Baldo  se non lo avessi comprato 2 kg di Carnaroli dai monaci della Certosa di Pavia.

Inoltre non mi sono fatta mancare un tagliere di salumi misti tipici della zona (salame di Varzi, salame d'oca etc.) e uno gnocco fritto accompagnato da - un qualcosa come un'etto - di lardo d'Arnad (vabbè con questa cosina ci spostiamo un po' più a Nord) e miele.

Dopo questa overdose di salumi, ottimi vini, un po' mossi come si dice da quelle parti, abbiamo riempito la valigia di souvenir magerecci e... udite udite... acquistato anche un' affettatrice portatile!!! 

Non sia mai che in viaggio devi affettare una spalletta di prosciutto!

Vabbè ammetto che ho peccato ma come non cadere in tentazione?!!!







domenica 6 novembre 2011

polpettone mediterraneo...quello che ci metti ci ritrovi





Filosofia della mia mamma...
Un giorno qualsiasi a pranzo, io:" Mamma buono che ci hai messo? Io ci metterei anche..." " mia madre: " mah, quello che c'era in frigo, insomma quello che ci metti ci ritrovi."
Un punto fermo, un dogma inattaccabile che, con mio grande stupore, il piu' delle volte funziona!
Per questo polpettone ho trovato  tutto nella mia dispensa e in frigo, ingredienti mediterranei che ci ho messo inspirandomi al mondo greco.
A parte il macinato di maiale, che avevo comprato per mescolarlo con quello di manzo e preparare delle polpette al sugo un po' piu' saporite del solito, il resto degli ingredienti li ho sempre disponibili in cucina. In un mondo ideale forse avrei usato del macinato di agnello, per rendere piu' cooerente il concept della ricetta, timo e origano fresco e forse qualche oliva nera non ci sarebbe stata male.
Tuttavia il risultato non ha tradito le mie aspettative e come sempre il mio polpettone era perfino migliore il giorno dopo, appena riscaldato.

Ingredienti
2 o 3 melanzane di medie dimensioni
200 g di patate
150 g di macinato di maiale
80 g di feta
origano e timo
due fette di pane (la mollica o pan carre')
un po' di latte.
sale e pepe.
pangrattato
olio d'oliva

Tagliate le melanzane a meta' e avvolgete ogni meta' nella carta argentata. Infornatele ad una temperatura di circa 150 gradi e lasciatele cuocere per circa un venti minuti/mezzora.
Nel frattempo pulite le patate e tagliatele a tocchetti. Lessatele in acqua bollente finche' i dadini sono saranno morbibi.
In un' insalatiera grattuggiate la feta, aggiungete abbondante origano e timo, la mollica di pane ridotta a pezzettini, il macinato e un po' di latte. Cercate di amalgamare il tutto con le mani o con l'aiuto di un pestello.
Quando le melanzane saranno pronte, con l'aiuto di un cucchiaio recuperate la polpa e unitela alla carne con i tocchetti di patate. Aggiungete sale, pepe macinato fresco, un'altra mescolata e il tutto e' pronto per essere passato nel pangrattato e infornato per una mezz'ora a 180 gradi.





















giovedì 3 novembre 2011

Welcome Autumn... risotto con zucca kabocha e melograno




 
Se c'e' una cosa che amo del cucinare e' la possibilita' di abbandonarsi all'intuito e ai sensi. Con questo non voglio dire che il rigore e la scienza esatta delle proporzioni non sia importante ma credo che le ricette migliori, nascano il piu' delle volte da sinestesie e intuizioni, poi codificate.
A volte un colore, una forma e un odore, possono rappresentare un indizio, poi arrivano i ricordi dei sapori, l'esperienza e di colpo ti trovi a mescolare nella tua pignatta da fattucchiera gli ingredienti di un incantesimo.
Cosi' per dare il mio benvunuto al mese delle streghe ho pensato a questo risotto.
La consistenza farinosa della zucca, il colore e il sapore dolce della sua polpa rappresentano per me l'autunno, la voglia di calore ed intimita'.
Il rosso sangue del melograno e il suo sapore acidulo, che si sprigiona in un cranch,  sono la scoperta dell'infanzia e l'attesa di una nuova stagione.
Il loro incontro la metafora sensoriale di una stagione che amo da sempre...l'autunno.

 Ingredienti per due
1 scalogno
1 zucca di dimensioni medie  (io ho usato la zucca Kabocha o detta anche giapponese. Buccia verde e polpa giallo-arancio dal sapore delicato e dolce)
1 melograno ben maturo
180 g  di riso carnaroli o vialone nano
20 g  di burro
1 cucchiaio di olio di oliva
brodo vegetale qb
origano e rosmarino
una spolverata di noce moscata
1 cucchiaino di paprica dolce ungherese
1 cucchiaio di crema di latte


Sgranate un melograno e dai chicchi ricavatene il succo. Lasciate da parte qualche chicco per la decorazione.
Affettare lo scalogno e lasciarlo appassire in una casseruola dal fondo alto con una noce di burro, un cucchiaino di olio e del rosmarino finemente tritato.
Quando lo scalogno sara' pronto aggiungere la polpa della zucca riditta a tocchetti.

 NB: In questo caso specifico la zucca e' praticamente gia' cotta in forno. Cosi facendo la preparazione del risotto risultera' decisamente piu' veloce e la zucca piu' saporita.
La zucca  prima tagliata a spicchi e' stata cotta in forno per all'incirca un 30-40 minuti,  condita con olio, paprica, noce moscata, origano e rosmarino.

Aggiungete poi il riso, lasciatelo tostare  bene, sfumate il tutto con un bicchire di succo di melograno.
Ricoprite il tutto con il brodo vegetale e lasciate il risotto cuocere evitando, se possibile, di girarlo.
Aggiungete del brodo se il riso non e' ancora cotto o se notate che il brodo e' stato quasi completanete assorbito.

Quando il riso sara' cotto, mentecatelo con la crema di latte e ancora un po' di succo di melograno, togliendolo dal fuoco.
Impiattatelo aggiungendo qualche chicco di melograno e una spolverata di pepe nero.





















lunedì 22 agosto 2011

Cose di casa nostra


Allora, dopo aver reso omaggio ad un classico vintage della pasticceria casalinga inglese, non riuscivo a smettere di pensare a quale poteva essere l'alter ego italiano. Si perche' alcuni piatti, anche se diversi e condizionalti dalle abitudini alimentari, dagli usi e dai costumi del posto, hanno le stesse funzioni dovunque!
Ostentazione, condivisione, voglia di tenerezza, intimita' o convivialita'... il cibo e', ed e' sempre stato, un veicolo di comunicazione. 
Quindi pensando e ripensando... EUREKA!... La classica torta di frutta!!! immancabile alle feste di compleanno e nei pomeriggi di gioco.
Il link, direte voi, e' la frutta...facile no? Bhe direi di si ma andrei oltre... credo che il segreto di queste ricette sia prima di tutto la semplicita' e il fatto che ogni famiglia, libera da dogmi culinari sia stata libera di elaborare la propria versione.
Cosi' famiglia che vai torta di frutta che trovi, con gelatina o senza, con il pan di spagna o con la pastafrolla, con molta crema on poca, la tua frutta preferita o la sua frutta preferita... 
Insomma... dimmi che torta di frutta fai e ti diro' chi sei!!!
Questa qui e' quella della piccola Clara, torta speciale, per festeggiare il suo primo anno...



La ricetta questa volta sara' un po' vaga poiche', come vi dicevo, la torta qui sopra non e' stata opera mia... a parte la decorazione che pero', ad essere onesti, non ha rappresentato un grande sforzo!
Come vi anticipavo, per la base potete scegliere tra il pan di spagna (vedi qui) e la pasta frolla (vedi qui) mentre per la crema pasticcera date ancora un' occhiata qui.
Per quanto riguarda la frutta potete scegliere frutta fresca o frutta sciroppata (pesce, ananas mango etc.)
Per essere il 100% aderenti alla tradizione andrebbe fatto un bel mix, ricoperto poi con un velo di gelatina per dolci ma come dicevo... l'interpretazione e' libera!!!

PS. Se usi il pan di spagna come base ricordati di bagnarlo un po' con del succo di frutta, mela o arancia andranno benissimo! 

english version

So after paying homage to a English classic vintage I couldn't stop thinking of which may be the italian alter ego.
... Of course, because some dishes, even if different and under a natural influence of alimentary habits or food traditions, have the same purpose everywhere.
They are means of communication...ostentation, sharing, desire of tenderness, intimacy and conviviality...
So thinking and thinking ...yes! Eureka! The Italian fruit tart! an ever green, inevitable in birthday parties and lovely afternoons. 
The link in here,  you would say,  is obviously the fruit, yes, it's partially true but ... I would also say that the most important connection between these two tarts is the simplicity and the fact that, every family, feeling free from culinary dogmas, have managed to set up their own recipe.
So we are going to have a tart with gelatin on top or without, with sponge or shortcrust pastry as a base, with lot of custard cream or less, with your favorite fruit or his favorite fruit ... by the way... tell me what kind of fruit tart you make and I'll tell who you are!!!

This one is Little Clara's cake...special cake for her first birthday party!


The recipe... this time is not going to be accurate, first of all because as I said this tart, it's not one of my creations a part for the decoration which it hasn't been a big challenge!!!
Therefore, for the base have a look, for sponge here,  for shortcrust pastry and custard here.
The fruit selection is up to you...you can mix fresh fruit with fruit in syrup like peaches or pineapples and finish with some gelatin on top!
Be...creative!

PS. If you are going to use the sponge base make sure to slightly moisten it with some juice( apple or orange)